In occasione della Festa di Pentecoste inauguriamo anche questo piccolo spazio di dialogo. La discesa dello Spirito Santo è davvero qualcosa di incredibile che sperimentiamo non solo in precise occasioni della nostra vita da credenti (che dono grande quello della fede!) ma anche ricevendo la grazia di poter osservare bene, quotidianamente, determinati segni con occhiali e sguardo nuovo. Perché in fondo la Pasqua è sperimentare che esiste una vita nuova o meglio assaporare e pregustare la vita vera ma la Solennità della Pentecoste, purtroppo spesso messa in secondo piano, ci chiama ad avere una nuova visione della vita, più piena, più illuminata.
Nella mia piccola esperienza recente, nell’arco di due settimane, ho avuto la grazia di assistere nella mia parrocchia di origine (Parrocchia Sant’Enrico a Roma) ad una magnifica effusione di Spirito Santo; mi riferisco in particolare alla settimana a cavallo tra fine aprile e inizio maggio, quando come comunità abbiamo partecipato ad una ordinazione sacerdotale (26 aprile) e poi ad una episcopale (2 maggio), entrambe collegate alla parrocchia di s. Enrico. Ho sentito molto forte la presenza dello Spirito Santo semplicemente nel trovarmi in quella celebrazione, “abitare” quello spazio pieno di grazie e benedizioni. Questo per quanto riguarda, se così possiamo semplificare, il nostro spazio “personale”.
Solo alla vigilia della festa di Pentecoste e a qualche giorno di distanza dalla LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, leggendo con attenzione il messaggio del Santo Padre per questa giornata, comprendiamo che per proteggere e al tempo stesso accogliere il riflesso dell’amore di Dio, la pienezza del suo amore per noi, occorre custodire volti e voci umane. Non sarà quindi che la Pentecoste ci chiama a tutelare, con tutti i nostri sensi, quello che abbiamo sperimentato e vissuto solo cinquanta giorni prima con la Pasqua di Risurrezione?
Sempre citando il messaggio di Papa Leone, è poi nel confronto e nel rapporto con gli altri (dialogo, testimonianza) che possiamo scoprire quella manifestazione dello Spirito Santo che si rende visibile proprio nella comunicazione con e tra i fratelli.
È esattamente questo che lega l’amore di Dio donato per noi e per la nostra vocazione. Questi occhiali di cui parlavamo prima possono essere utili per noi da entrambi i punti di vista; quando siamo noi ad indossare questi occhiali e a guardare attraverso queste lenti ma anche quando ci troviamo davanti ad un paio di occhiali indossati da qualcun altro, lo abbiamo sperimentato tante volte, il riflesso di Dio lo si percepisce anche da lì. È lo Spirito Santo, disse il Santo Padre nell’omelia di Pentecoste nel 2025, che fa maturare in noi i frutti che ci aiutano a vivere relazioni vere e buone. E allora questo il nostro augurio e la nostra preghiera: che possiamo tutti noi essere aperti alla gioia della fraternità e ricevere ogni giorno uno sguardo nuovo e una intelligenza del cuore per fare sempre più rete. Ed è un po' ciò che Alleluia vuole comunicare…il segno tangibile dello Spirito Santo nell’annuncio della Parola e a servizio di e per la Chiesa.